La stazione Roma Tiburtina. Un nodo infrastrutturale per l’Alta Velocità.

Una centralità sospesa

La nuova Stazione Roma Tiburtina di Paolo Desideri è stata progettata con l’intenzione di dotare la città di un grande nodo ferroviario per il traffico ad Alta Velocità. Tutto ciò proponendo un’inedita centralità urbana che permettesse di riconnettere spazialmente due quartieri storicamente separati dal tracciato dei binari.


Il volume della stazione è concepito quindi come un grande boulevard urbano coperto che funge sia da terminal per il traffico internazionale che passa dalla Capitale, sia come collegamento fisico tra il Nomentano e Pietralata. Il progetto architettonico è quindi parte di un più ampio progetto urbano che, assieme ad un articolato sistema viario e di spazi pubblici, intende ritrovare una nuova connessione tra l’atopia del grande volume cavo destinato al trasporto passeggeri e il tessuto urbano locale.

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Photo credit: Francesco Leto

Composizione e forma della Stazione Roma Tiburtina

Il corpo principale è un volume longitudinale di 350 metri per 60, sospeso a 9 metri sopra il piano del ferro e concepito come una rievocazione della galleria dei treni ottocentesca.
I flussi dei passeggeri sono gestiti dai due grandi piloni di accesso posti ai due lati del fascio dei binari, dove sono concentrate le scale mobili e le rampe per raggiungere i vari livelli dell’edificio.


Il volume-ponte è ideato come un grande contenitore di spazio continuo e flessibile, quasi totalmente privo di elementi strutturali, che trova una propria identità formale grazie ai piccoli volumi funzionali collocati all’interno di esso. Ma quello che principalmente caratterizza tale spazio sono i grandi volumi ovoidali sospesi che ospitano le funzioni di maggiore pregio: spazi di sosta privilegiati che intersecano il corpo principale in cerca di interazioni tra di loro e con i fruitori della stazione.


La luce ed il colore sono gli altri due elementi dominanti della stazione. All’esterno il verde dei volumi di sostegno e il traslucido delle vetrate domina sul paesaggio ferroviario mentre all’interno il giallo e il bronzo delle cellule funzionali contrastano coi toni più dismessi di tamponature e pavimenti. Le luci a led, ordinate sia sulla base dei volumi sospesi che sul soffitto, accentuano il senso longitudinale del corpo architettonico mentre la luce naturale, proveniente dalle ampie vetrate che lo racchiudono, inonda lo spazio interno fornendo il colpo d’occhio finale.

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Photo credit: Francesco Leto

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Autore: Arch Francesco Leto

Fonti esterne e bibliografia:

 

  • ABDR web site
  • Concorso per la nuova stazione di Roma Tiburtina, allegato al N. 76 di Area: rivista europea per la cultura del progetto, 2004