L’Open Space moderno. Le Corbusier, Wright, Mies.

La nascita dell'Open Space moderno

Oggi parliamo di uno spazio della casa di cui tutti abbiamo sicuramente sentito parlare e fatto esperienza, uno spazio del quale sembra non possiamo fare a meno nelle nostre abitazioni (specialmente quando si tratta di nuove costruzioni) ma di cui forse ne sappiamo poco: l’Open Space.

 

Ma cos’è precisamente un Open Space moderno? Da dove nasce il suo concetto architettonico? Chi lo ha concepito, realizzato, articolato per la prima volta? Proviamo a rispondere a queste domande!

 

Open Space (o Open Plan) è un termine che può riferirsi all’architettura paesaggistica, alla progettazione di parchi commerciali o uffici, così come alla composizione dello spazio interno di una residenza privata, che è il caso che vogliamo analizzare nello specifico in questo articolo.

 

L’ambito “spazio libero” privo di pareti e muri divisori, inondato dalla luce naturale e in cui l’arredamento più disparato trova il suo luogo d’adozione, è una modalità di progettazione architettonica venuta alla ribalta abbastanza recentemente, che prevede l’utilizzo di ampi spazi aperti e che minimizza l’uso di stanze e piccoli ambienti chiusi.

 

Tale spazio, ampio e dalle misure generose, coincide nella quasi totalità dei casi con la “zona giorno” dell’abitazione, ospitando al suo interno aree funzionali differenti e solitamente separate, come ad esempio l’ingresso, la cucina, il salone, la sala da pranzo o la zona studio.

 

Ma da dove nasce l’idea dell’Open Space moderno per come lo conosciamo oggi? Chi sono gli architetti che hanno avuto questa intuizione e a che periodo risale?

 

Gli albori dello “spazio aperto” sono da ricercare, come molte innovazioni architettoniche, in quel periodo storico straordinario che conosciamo come Movimento Moderno. E tra i maestri dell’architettura che scombinarono in maniera totale le modalità di concepire e vivere la nostra casa – regalandoci quello “spazio libero” che ogni giorno abitiamo – troviamo, tra gli altri, Charles-Édouard Jeanneret-Gris (meglio conosciuto come Le Corbusier) Frank Lloyd Wright e Mies van der Rohe.

open-space-moderno

L'Open Space moderno di Le Corbusier

A Le Corbusier dobbiamo, senza correre il pericolo di esagerare, il modo di costruire che oggi conosciamo. Nei primi anni del Novecento, con le sue Maison Citrohan e Dom-Ino, Le Corbusier superò il concetto della casa in muratura (costituita quindi da muri perimetrali e interni portanti) ipotizzando una casa in cui i solai erano lastre di cemento sospese su pilastri in modo da consentire una totale indipendenza e riproducibilità degli elementi della composizione.

 

La novità dei pilastri in cemento armato, il nuovo materiale da costruzione dell’epoca, portò ad un aumento significativo della luce tra gli elementi portanti (in pratica la distanza tra pilastro e pilastro) offrendo la possibilità di avere zone abitabili più ampie ed una maggiore libertà progettuale.

 

È facile quindi immaginare sia la portata storico-architettonica che tale idea portò con sé sia le innovazioni spaziali a cui questa diede vita. Le Corbusier riassunse le sue teorie architettoniche nei famosi “cinque punti”: i pilotis, il tetto giardino, le finestre a nastro, la pianta libera e la facciata libera.

Ed è proprio il tema della “pianta libera”, che richiamava nella sua concezione la spazialità cubista, a riportarci al nostro Open Space moderno: grazie, come detto, all’assenza di murature portanti e coi pilotis a sostegno del peso dell’edificio, le pareti interne della casa potevano essere disposte ovunque in base alle funzioni richieste o per venire incontro alle diverse esigenze estetiche. Si potevano così inserire all’interno dello scheletro strutturale stanze di diversa grandezza, così come si poteva orchestrare facilmente spazi liberi in sequenza.

 

Un esempio emblematico di tale concezione spaziale fu Ville Savoye, edificio-manifesto e icona dell’architettura lecorbuseriana.

La casa di Poissy è rivoluzionaria: progettualmente rappresenta una promenade architettonica (una vera e propria passeggiata all’interno dell’edificio) che attraversa tutti gli spazi esterni ed interni dell’edificio, senza un’apparente soluzione di continuità. L’edificio è invece una scatola bianca e pura, costruita secondo i codici dell’architettura Purista e sospesa su pilotis, con una facciata enfatizzata dalle finestre a nastro e sormontata, sul tetto, da volumi curvi. Ma ciò che stupisce dell’edificio dell’architetto francese è il suo interno. La casa è infatti progettata attorno al percorso ideale che gli abitanti avrebbero dovuto seguire per poter raggiungere, partendo dal giardino esterno, il tetto-terrazza.

 

La stanza più grande è il soggiorno posto al primo piano della casa, un Open Space moderno dal gusto ricercato in cui si aprono le finestre che danno sul paesaggio circostante e dal quale si può raggiungere il terrazzo esterno.

 

Una curiosità: come accennavamo qualche riga fa Ville Savoye, a detta di molti studiosi, è progettata basandosi su idee e concetti di natura cubista. La promenade rappresenta infatti per i visitatori l’unica modalità di conoscenza dell’intera architettura.

 

Richiamando infatti la visione fenomenologica del filosofo Merleau-Ponty, il quale affermava che il rapporto con lo spazio dell’architettura si costruisce attraverso il corpo e l’atto di percepire diventa un atto fondamentale dell’esperienza, per comprendere nella totalità un ambiente non basta osservarlo in maniera statica, come lo si farebbe guardando una fotografia o una cartolina. Bisogna invece attraversarlo con il corpo e percepirlo attraverso i sensi, negando l’immobilità e la staticità del visitatore-spettatore. Il movimento diviene così un elemento di conoscenza essenziale che amplifica la capacità di conoscenza e di percezione di uno spazio, chiuso o aperto esso sia.

 

Queste teorie si sovrapponevano quasi perfettamente con le premesse e gli statuti della pittura cubista. Il cubismo rappresentò infatti una rivoluzione artistica e culturale che dimostrò come i diversi punti di vista di uno stesso oggetto – e quindi i diversi sguardi che l’osservatore utilizza per conoscerlo nella sua totalità – potessero coesistere in una sola immagine su un quadro (ricordiamo a tal proposito le opere di Picasso e Braque).

open-space-ville-savoye-interior

Le Corbusier, vista interna di Villa Savoye, fonte immagine ArchDaily

L’architettura domestica di Frank Lloyd Wright

Nove erano invece i principi guida dell’architettura domestica di Frank Lloyd Wright, intuizioni che il maestro americano applicò nella costruzione della tipologia della “Prairie House”.

 

Wright, oltre a immaginare un’architettura organica che conciliasse l’edificio nel suo insieme con l’ambiente esterno, mirava ad eliminare la concezione della casa e della stanza come scatole separate, operando per far fluire uno nell’altro gli elementi e gli spazi che costituivano l’edificio.

 

Nelle Prairie House di Wright possiamo così ritrovare – oltre ad una riconoscibile composizione spaziale dall’orientamento prettamente orizzontale, ai caratteristici tetti a falde basse e all’idea del legame con il paesaggio circostante – uno dei primi esempi di open space nell’accezione moderna del termine: un’ampia zona della casa che racchiude in sé più aree funzionali in uno spazio continuo.

 

Un nuovo ideale sociale, oltre che funzionale, in cui questi spazi fluidi avrebbero consentito, nelle intenzioni dell’architetto, una nuova integrazione egualitaria: l’open space avrebbe costituito quel luogo della casa dove ognuno poteva coltivare i propri interessi non isolandosi dagli altri membri della famiglia.

 

Fu l’architettura giapponese ad aiutare Wright a realizzare tale sintesi, molto probabilmente influenzato dal tokonoma, elemento permanente e focus della contemplazione nell’ambiente domestico orientale. Per l’architetto americano l’elemento deputato a svolgere tale funzione era il focolare, il camino (come spesso avviene nel nostro Open Space moderno), che si posizionava all’incrocio degli assi compositivi della casa e fungeva da elemento fisso nella fluidità dello spazio aperto che lo circondava.

 

Il risultato era una sorta di rotazione “a mulino” percepita nelle tre dimensioni, una tensione spaziale che variava man mano che ci si muoveva negli spazi interni. Un dinamismo che doveva rappresentare la forza vitale che si percepisce quando ci si immerge nella natura e che avrebbe dovuto far raggiungere, a chi viveva tale spazialità, stati d’animo ed emozioni di differenti gradi di intensità.

Frank-Lloyd-Wright-open-space

 Frank Lloyd Wright, Interno di Taliesin , fonte immagine Frank Lloyd Wright Foundation

Il lussuoso Open Space di Mies Van der Rohe

Di diversa natura linguistica e concettuale è l’open space di Mies Van der Rohe.

 

Nella sua interpretazione dell’edificio domestico il maestro tedesco fondeva spazialità planari, materiali ricercati, simmetrie e composizioni assiali, non abbandonando mai la filosofia architettonica del less is more.

 

Ritroviamo i principi del nostro Open Space moderno in numerose sue architetture civili, come ad esempio la famosa Casa Tugendhat. Il punto forte della casa era proprio lo “spazio libero” centrale, uno spazio unico di 25 x 15 metri che ospitava il soggiorno, la sala da pranzo e un piccolo studio. Un ambiente ampio e luminoso, rifinito in pietra, acciaio e vetro, che avevano il compito di aumentare l’intensità della luce proveniente dall’esterno.

 

Questa architettura in particolare riportava in accezione domestica alcuni accorgimenti compositivi già messi in opera nel Padiglione di Barcellona. Come nella più celebre opera di Mies, anche per Casa Tugendhat l’articolazione della pianta libera è scandita da elementi ricercati e planari: pannelli vetrati trasparenti, semi-opachi o colorati, piani in onice lucido di colore bianco ocra e una parete curva in ebano che definiva e delimitava lo spazio della zona pranzo. Una lussuosa macchina per abitare che riassumeva in maniera esemplare lo stile di Mies e la concezione Moderna dell’architettura.

casa-tugendhat-interno-mies-van-der-rohe

Mies van der Rohe, interno di casa Tugendhat, fonte immagine Archiportale

Adesso ne sappiamo un po’ di più sull’Open Space moderno!

 

Possiamo quindi iniziare a comprendere come tale conquista Moderna riuscì ad avviare una rivoluzione architettonica e culturale che interessava sia lo spazio in sé (inteso come “divisione” degli spazi interni) sia il modo di vivere la casa e la sfera familiare.

 

È bene quindi, nell’approcciarsi ad una ristrutturazione o ad una nuova progettazione, tener conto di tutti gli aspetti (spaziali e percettivi) che abbiamo tentato di introdurre in questo articolo, affidandosi dunque a professionisti del settore che li conoscano e li riescano a declinare nel migliore dei modi.

 

Ricordate, la vostra casa è il luogo in cui costruirete la vostra vita e la vostra famiglia! Progettiamola insieme!

 

Ti ha interessato l’articolo e vuoi saperne di più? Hai delle domande più specifiche e vorresti sottoporle al parere di un esperto? Contattaci QUI per ogni tua esigenza!

Saremo lieti di fornirti una prima consulenza gratuita!

 

Autore: Arch Francesco Leto

Fonti bibliografiche: